Monthly Archives: Ottobre 2015

* 21 Ottobre, memoria liturgica del Beato Carlo

DA: LA NUOVA SCINTILLA

Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, sede: Rione Duomo 736/a – tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com

A cent’anni dallo scoppio del primo conflitto mondiale (1914-1918), nel decennale della beatificazione di Carlo d’Asburgo ultimo Imperatore d’Austria, ricordiamo tale Beato, la cui memoria liturgica cade martedì 21 ottobre. Alla morte aveva soltanto 34 anni ed era in esilio a Madeira, cacciato dalle forze politiche massoniche che si erano rafforzate nel Paese – dopo la prima guerra mondiale – e che si opponevano a Carlo perché cattolico osservante e rappresentante gli ideali perseguiti dalla Chiesa. Negli ultimi giorni di vita chiama a sé il figlio primogenito Otto perché veda “come muore un imperatore”, perdonando, nel contempo, tutti i suoi nemici. L’Imperatrice Zita – oggi Serva di Dio -, rimase sola e senza mezzi di sussistenza, madre vedova con sette figli, da uno a nove anni.
Non tutti sanno che fu San Giovanni Paolo II a volere fortemente la sua beatificazione, che in Vaticano, a dire il vero, non tutti approvavano, ritenendo – a torto – l’imperatore Carlo un guerrafondaio, forti di quanto la storia – con la “S” maiuscola e quindi quella “ufficiale” – ha voluto falsamente propinarci, su ordine delle potenze massoniche. Il suo amore per Cristo lo porta, invece, ad essere generoso e per questo suo amore verso la religione, la preghiera e la carità per il prossimo, entra, fra l’altro, nell’Ordine di Malta. Anatole France, premio Nobel per la Letteratura nel 1921, scrisse di lui: “L’imperatore Carlo è l’unico uomo decente – emerso durante la guerra – ad un posto direttivo; ma non lo si ascoltò. Egli ha desiderato sinceramente la pace, e perciò viene disprezzato da tutto il mondo”. E lo scrittore inglese Herbert Vivian, che lo aveva conosciuto: “Carlo era un grande capo, un principe della pace, che voleva risparmiare al mondo un anno di guerra; un uomo di Stato con idee salvatrici per i complicati problemi dei suoi paesi; un monarca che amava i popoli, un uomo senza paura, d’animo nobile, di prestigio, un santo, dalla cui tomba si diffonde benedizione”. Il 21 novembre 1916, Carlo I d’Asburgo sale al trono con un solo pensiero: la pace. Sviluppa una rete diplomatica verso le capitali europee in conflitto, aiutato anche da Papa Benedetto XV, ma tutti i tentativi falliscono, osteggiati da personaggi – per lo più massoni – che vedono in lui e nella sua grande fede cattolica un nemico. Con il crollo dell’Impero, il 12 novembre 1918 a Vienna si proclama la repubblica. La perfidia del mondo diffonde su di lui false calunnie ed oltraggi. Nel 1920 mons. Eugenio Pacelli, nunzio apostolico a Monaco di Baviera, ha un giorno l’occasione di viaggiare in treno con lui. Al ritorno, il futuro Pio XII, nella cappella della nunziatura, dirà ad alta voce: “Ti ringrazio, o Signore, di avermi fatto incontrare così grande anima”.

FESTA DEL BEATO CARLO

Date della vita del Beato Carlo- 20 Ottobre, inizio del secondo tentativo di ritorno in Ungheria

20 Ottobre 1921
Inizia un secondo tentativo da parte di Carlo e Zita di ritorno in Ungheria. La seconda marcia su Budapest del re-imperatore era ben organizzata, sebbene avesse qualcosa di pazzamente avventuroso: accanto a Carlo c’era la moglie Zita; essi, per raggiungere l’Ungheria dalla Svizzera, avevano utilizzato l’aeroplano: uno Junker F 13 (costruito nel 1920, con un motore BMW di 6 cilindri e di una potenza di 185 cavalli, capace di una velocità di crociera di 170 chilometri orari), guidato dal pilota ungherese Alexay Andréas. Era il primo volo nella storia di una coppia di regnanti. Dopo il volo ci fu il drammatico epilogo. L’ammiraglio Horthy tradì il suo Re catturandolo insieme all’Imperatrice e confinando entrambi in un luogo sconosciuto in attesa dell’esilio finale

La Gebetsliga oggi in Italia

bio-05kQuesta avventura è iniziata Dopo le manifestazioni tenutesi a Brescia il 18 e il 21 ottobre 2007, in onore del Beato Carlo d’Austria, da allora è sembrato opportuno mantenere ed aggiornare questo sito attraverso la pubblicazione dei testi delle relazioni tenutesi durante il convegno, nonchè delle immagini documentarie dei momenti salienti di quell’ evento.
Nessuno immaginava cosa ne sarebbe seguito, di tempo ne è passato e sono nate altre iniziative, alcune delle quali sono qui documentate. Oggi possiamo dire, come recita l’intestazione, che questo sia il sito ufficiale della Gebets-liga Kaiser Karl per l’Italia, uno spazio aperto all’incontro, allo scambio, alla proposta di iniziative tese a far conoscere e diffindere la storia e la devozione al Beato Imperatore Carlo e alla Venerabile Serva di Dio Zita d’Austria. Siamo convinti, come del resto lo fu San Giovanni Paolo II, che l’Imperatore Carlo sia una figura centrale nel panorama storico dell’Europa moderna. Quale capo di stato, esercitò le virtù cristiane eroiche opponendosi all’”inutile strage” della prima guerra mondiale, dando credito e risalto agli insegnamenti e agli appelli di Papa Benedetto XV, non solo, nei pochi anni del suo regno, spese tutto se stesso per il bene e la promozione umana, sociale e cristiana dei suoi popoli. Uomo di grandi ideali e di autentica ampiezza di vedute, pose le basi di uno stato moderno, fondato sul rispetto delle etnie e delle diversità culturali e religiose e non su quel falso senso di libertà che oggi sfocia spesso in un freddo cinismo e nella dimenticanza, se non addrittura nell’oppressione, dei più deboli. Pensò una società forte perchè capace di cercare i propri limiti e superarli prendendosi cura di tutti. Capì ciò che l’Europa ha capito, solo in parte ai giorni nostri e cioè che il vero benessere non si può basare sulla supremazia di nessuno, di nessun uomo e di nessun popolo, sugli altri, quanto sulla fratellanza che può nascere solo dall’accettazione e dall’accoglienza, oltre che, dal rispetto della dignità di ogni essere umano.
Quale sposo e padre di famiglia, il Beato Carlo, costituisce anche oggi un modernissimo esempio di come l’amore tra un uomo e una donna, li possa pienamente realizzare umanamente e cristianamente, attraverso una perfetta simbiosi di umano e spirituale. Carlo e Zita, l’imperatrice sua consorte, ebbero una storia d’amore degna del più tenero romanticismo, ed entrambi la vissero come risposta alla chiamata di Dio. I due giovani sposi, subito chiamati ad altissime e drammatiche responsabilità sociali, non tralasciarono mai i propri doveri famigliari, si curarono l’uno dell’altra, ed entrambi dei loro otto figli, a cui non fecero mai mancare tutto l’affetto e l’educazione possibile, attendovi personalmente, compresa l’educazione alla fede. Si dice che ogni grande uomo abbia avuto al suo fianco una grande donna, la storia di Carlo e Zita è sicuramente la conferma di questo aforisma, la loro fu una unione autentica nella buona e nella cattiva sorte e nemmeno la morte che normalmente scioglie dal legame il coniuge sopravvissuto, riuscì a separali, Zita rimase fedele al suo Carlo per i sessant’anni che gli sopravvisse curandosi unicamente dei suoi figlioli e desiderando solo di reincontrarlo in quella Patria Beata dove nessuno dei figli di Dio potrà mai conoscere esilio.
Infine ci sembra doveroso ricordare come Carlo d’Austria fu esemplare anche in una virtù tanto delicata quanto invalicabile e oggi spesso negata: il dolore. Questo giovane uomo, portò nella sua esistenza il peso di un dolore interiore e fisico notevolissimi, con una forza che i non credenti ritennero inspiegabile. Subì l’onta della sconfitta e della detronizzazione, senza mai cedere ad una abdicazione che egli considerava un tradimento di Dio e dei suoi popoli, ma che avrebbe portato a lui e alla sua famiglia una vita agiata e tranquilla. Vogliamo solo spendere poche parole ora per quella che certamente fu per Carlo la spina più profonda e dolorosa: la diffamazione cui fu soggetto da parte dei suoi nemici ed avversari politici. Non gli servì difendersi, gli bastò l’integrità della sua vita, ben conosciuta e stimata da chi gli viveva accanto e dalla maggior parte dei suoi sudditi che vedeva in lui un vero padre.
Non possiamo nemmeno immaginare cosa possa aver significato per l’imperatore Carlo l’esilio, l’essere allontanato forzatamente da quella corona, da quel regno che egli viveva come dono di se in risposta alla chiamata di Dio. Ma Carlo doveva anche salire sulla croce del dolore fisico, di una malattia devastante che lo avrebbe stroncato nel fiore degli anni. E’ proprio la lucida testimonianza di chi lo assistette in quelle ore terribili che ci restituisce tutta la sua dolcezza e serenità, la confidenza e l’intimità con Dio che ancor oggi commuovono, convincono e insegnano che la croce è di tutti, ma solo chi si lascia vincere da Cristo la può portare per la redenzione propria e dell’umanità.
Per questi e per tutti i motivi ampiamente circostanziati nel lunghissimo processo canonico di Carlo d’Austria, Giovanni Paolo II lo volle donare alla Chiesa, attraverso la Beatificazione, quale testimone di Speranza e intercessore di Grazie celesti. Ora tutto il nostro impegno va alla propagazione della devozione al Beato Carlo nella certezza che Egli vorrà profondere il favore delle grazie celesti a coloro che mossi dalla sua testimonianza chiederanno la sua intercessione in  attesa della prossima auspicata canonizzazione.