Monthly Archives: Maggio 2022

Newsletter di maggio 2022

Intenzioni di preghiera per il mese di maggio

  • Per il Santo Padre il Papa
  • Per la pace e per le vittime di tutti i conflitti che ancor’oggi insanguinano la  terra
  • Per le vocazioni sacerdotali e religiose
  • Per la canonizzazione del Beato Carlo

Preghiera del Papa per la pace

Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!
Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen.
(Papa Francesco)


Preghiere per la Canonizzazione del Beato Carlo d’Austria

Dio Padre Onnipotente, attraverso il Beato Carlo hai dato alla tua Chiesa un esempio completo di vita cristiana.
La sua vita e tutte le sue scelte e azioni, soprattutto in campo politico e  famigliare, sono state sempre fondate sul Vangelo e sull’insegnamento della dottrina cristiana. Il suo amore per Gesù Eucarestia, cresciuto in tempi di grande incertezza, lo ha portato ad unirsi al sacrificio di Cristo attraverso l’offerta della propria vita, per la salvezza dei suoi popoli, nel costante e fiducioso abbandono alla Beata Vergine Maria.
Il Beato Carlo interceda per tutti i bisognosi quando la malattia, lo scoraggiamento, lo sconforto, la solitudine, l’amarezza e le difficoltà della vita mettono a dura prova. Aiutaci, o Padre, a vedere e seguire il suo esempio. Per la sua intercessione ascolta le nostre suppliche ed accogli le nostre preghiere (enunciare la propria intenzione).
Concedi i segni necessari affinché ne sia riconosciuta la santità, a gloria del Tuo nome e per il bene della Santa Chiesa. ( Pater, Ave, Gloria )
Amen.


PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
O Vergine Santa, Madre di Gesù e Madre nostra, che sei apparsa a Fatima ai tre pastorelli per recare al mondo un messaggio di pace e di salvezza, io mi impegno ad accogliere questo tuo messaggio. Mi consacro oggi al tuo Cuore Immacolato, per appartenere così più perfettamente a Gesù. Aiutami a vivere fedelmente la mia consacrazione con una vita tutta spesa nell’amore di Dio e dei fratelli, sull’esempio della tua vita. In particolare Ti offro le preghiere, le azioni, i sacrifici della giornata, in riparazione dei peccati miei e degli altri, con l’impegno di compiere il mio dovere quotidiano secondo la volontà del Signore. Ti prometto di recitare ogni giorno il Santo Rosario, contemplando i misteri della vita di Gesù, intrecciati ai misteri della tua vita. Voglio vivere sempre da vero figlio tuo e cooperare perchè tutti Ti conoscano e amino come Madre di Gesù, vero Dio e unico nostro Salvatore. Amen.


Programma per il centenario


AVVISO

Chi desidera prenotare la medaglia commemorativa del centenario lo può fare mettendosi in contatto con i delegati, gli assistenti o direttamente con l’incaricato Sig. Arturo Bettoni Tel. 0039 3395310892 e-mail: arturobettoni@gmail.com

Carlo d’Asburgo, l’imperatore (santo) che non voleva la guerra

a cura del Prof. Ivo Musajo Somma – Riportiamo sul nostro sito (con l’autorizzazione dell’autore) l’interessantissimo articolo pubblicato su ilsussidiario.net

Carlo d’Asburgo avrebbe governato l’impero per soli 2 anni. Fu l’unico monarca a seguire l’invito di papa Benedetto XV contro “l’inutile strage”

Carlo d’Asburgo (1887-1922) in Tirolo

Pochi eventi nella storia ebbero conseguenze tanto gravi ed estese quanto i due colpi di pistola esplosi a Sarajevo il 28 giugno 1914 da Gavrilo Princip, studente ultranazionalista serbo la cui mano era stata armata da ambienti che godevano di sostegni solidi e ramificati all’interno del governo e delle forze armate del regno di Serbia. La morte dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e della consorte Sofia segna un punto senza ritorno nella storia europea, al punto che c’è chi, a ragione, ha parlato di “apocalisse della modernità” per descrivere gli anni sanguinosi che stavano per iniziare. Dalla Grande guerra il vecchio continente non si sarebbe mai più veramente ripreso e il secondo conflitto mondiale avrebbe rappresentato per tanti aspetti una continuazione del primo: al concetto di finis Austriae si affianca perciò quello di finis Europae.

Il nostro Paese, contrario all’entrata in guerra sia nel suo corpo sociale sia nelle sue rappresentanze parlamentari, dopo un anno di neutralità fu trascinato nel conflitto da una minoranza interventista appoggiata dal governo con modalità che lasciarono esterrefatti gli ambasciatori italiani a Vienna e a Berlino. Nel maggio 1915 l’ambasciatore italiano a Vienna, il duca Giuseppe Avarna di Gualtieri, pieno di sconforto, scriveva al suo collega a Berlino Riccardo Bollati a proposito del comportamento del ministro degli Esteri italiano Sidney Sonnino: “Nella mia lunga carriera non ho mai visto condurre la nostra politica estera in modo così bestiale e così poco leale”.
Diffusi nella borghesia liberale nazionalista, i sentimenti interventisti erano però non meno condivisi da chi, a sinistra, teorizzava l’interventismo democratico; per costoro la guerra avrebbe portato finalmente allo stravolgimento del vecchio ordine politico e sociale, alla rivoluzione proletaria e alla nascita dell’uomo nuovo. La storia a volte sa essere crudele, sarcastica o anche paradossale, come in questo caso: la guerra portò effettivamente, a pochi anni dalla vittoria, un terremoto politico e istituzionale in Italia, ma con l’avvento al potere del fascismo.

Nel 1922, l’anno che avrebbe visto la marcia su Roma, all’inizio del mese di aprile moriva in esilio in una remota isola dell’Atlantico, Madera, l’ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, Carlo d’Asburgo, che nel 1916 aveva raccolto la difficile eredità di Francesco Giuseppe proprio in seguito all’assassinio dello zio Francesco Ferdinando. Nato nel 1887, il giovane imperatore non aveva ancora trent’anni quando prendeva la guida dell’antica monarchia asburgica, erede del Sacro Romano Impero, in un momento drammatico quanto altri mai: si era già messo in luce come un comandante militare avveduto, attento ad alleviare le pene dei suoi soldati e avverso a quei generali che ne sacrificavano la vita in assalti avventati e improduttivi. Erano noti a tutti la sua fede, la sua bontà d’animo e l’affetto profondo che lo legava alla moglie, Zita di Borbone-Parma, con la quale si era sposato nel 1911, in tempi felici che sembravano ormai trascorsi da un secolo.

Al momento di salire al trono, Carlo I d’Austria e IV d’Ungheria aveva idee precise che dovevano segnare la rotta dei suoi due brevi e travagliati anni di regno. L’idea che la monarchia asburgica fosse un corpo fatiscente e sclerotizzato, con l’inizio del Novecento fatalmente condannato a scomparire, è un pregiudizio di cui la storiografia più recente ha fatto giustizia. Come ha scritto Christopher Clark (nel suo noto volume I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra), lungi dal presentarsi come un apparato repressivo, la duplice monarchia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo aveva mostrato di saper produrre un sistema di garanzie a favore delle sue molte nazionalità all’interno di un quadro condiviso; essa era “una entità viva e vitale che suscitava un forte senso di appartenenza, un mediatore fra interessi sociali, economici e culturali di varia natura. […] la maggior parte degli abitanti dell’Impero associava l’immagine dello Stato asburgico ai vantaggi di un governo ben regolato: istruzione pubblica, attività assistenziali, servizi, legalità e mantenimento di sofisticate infrastrutture. Queste caratteristiche del governo asburgico occupavano un posto fondamentale nella memoria che venne conservata di quei tempi dopo l’estinzione della monarchia”. Con tutto ciò, gravi problemi interni non mancavano e ora la loro soluzione era resa quanto mai ardua dal conflitto in corso, una guerra totale che non aveva precedenti e prosciugava le risorse umane e materiali dei popoli europei.

Due furono gli obiettivi che il nuovo sovrano cercò con tutte le sue forze di conseguire: la fine della guerra attraverso il raggiungimento di una pace negoziata e una riforma interna in senso compiutamente federale dell’antica monarchia asburgica. Nel perseguirli Carlo d’Asburgo si spese senza risparmio, con una tenacia e una determinazione che fanno apparire niente più che una calunnia l’odioso cliché del sovrano impreparato e debole: a differenza dell’imperatore di Germania Guglielmo II, nel corso della guerra in pratica costretto a subire i diktat dei suoi stessi alti comandi militari, l’imperatore d’Austria dimostrò di non fermarsi davanti a nulla e a nessuno. Si può ben dire che sia stato l’unico capo di Stato di quegli anni ad accogliere con animo sincero l’esortazione del papa a porre fine all’inutile strage. Alla luce di quanto sarebbe accaduto di lì a poco, acquistano una sfumatura profetica le parole che nel settembre del 1917 l’imperatore Carlo scriveva a Benedetto XV – in risposta alla Lettera ai capi dei popoli belligeranti del papa, dell’agosto precedente – riaffermando la sua volontà di raggiungere una pace equa, duratura e onorevole; una pace che, soprattutto, potesse liberare i popoli dall’astio e dal desiderio di vendetta e mettere le generazioni future al sicuro da nuove guerre. Purtroppo, nessuno si rivelò disposto a dare all’Europa quella pace che avrebbe potuto salvarla da una nuova tragedia solo vent’anni dopo.

La vecchia Austria fu cancellata dalla carta geografica, e anni più tardi perfino Winston Churchill riconobbe che da parte delle forze dell’Intesa si era trattato di una scelta suicida. La pace come fu voluta dai vincitori della Grande guerra condusse l’Europa nel baratro del secondo conflitto mondiale. L’imperatore Carlo, senza avere mai abdicato, dopo un breve esilio in Svizzera e due sfortunati tentativi di restaurare la monarchia legittima almeno in Ungheria, finì i suoi giorni, giovanissimo, in un luogo remoto. La Chiesa l’ha beatificato nel 2004 come modello di capo di Stato cristiano, oltre che come padre e marito esemplare.

Nel febbraio 1919, poco prima di lasciare per sempre l’Austria e abbandonare come un proscritto la terra da secoli legata alla sua dinastia, scriveva al papa: “Nelle prove che la divina provvidenza mi ha inviato, ho conservato la consapevolezza di aver sempre fatto il mio dovere e di non aver mai cercato in ogni cosa altro che il bene dei miei sudditi, insieme alla maggior gloria di Dio e al trionfo della nostra santa madre Chiesa. La mia attuale situazione è estremamente difficile, ma non perdo coraggio e ho soprattutto fiducia che il Sacro Cuore di Gesù non abbandonerà questo Paese che a Lui è consacrato. Questo è il pensiero che rafforza me e l’imperatrice”.